Tre assi, una domanda
La mia ricerca si muove lungo tre direttrici che, pur appartenendo a settori distinti del diritto internazionale, rispondono a un’unica domanda di fondo: in che modo gli ordinamenti sovranazionali incidono sulla vita concreta di chi abita, e di chi attraversa, il mare.
Il diritto internazionale del mare
È il nucleo principale del mio lavoro. Al centro sta la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e il problema della sua applicazione nei mari semichiusi, dove la vicinanza delle coste rende insufficiente il modello generale della Convenzione e impone forme di regionalizzazione del diritto convenzionale. Il Mediterraneo è il caso di studio naturale, ma non l’unico: le controversie marittime dell’Asia orientale offrono un banco di prova comparativo di grande rendimento.
Su questo terreno lavoro in particolare al lodo arbitrale sul Mar Cinese Meridionale, all’abuso del diritto come categoria del contenzioso marittimo e all’interpretazione dell’art. 121, par. 3, della Convenzione sul regime delle isole e degli scogli. Un secondo filone riguarda le attività militari nella zona economica esclusiva e la perdurante divergenza interpretativa tra Stati costieri e potenze marittime sulla libertà di navigazione.
Il diritto dell’Unione europea
Il secondo asse riguarda la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di libera circolazione e status personali: la cosiddetta portabilità dello status familiare e identitario nello spazio dell’Unione. È una linea giurisprudenziale che, da Coman a Pancharevo, da Mirin a Cupriak-Trojan e Shipova, sta costruendo per via pretoria un principio di continuità degli status che gli Stati membri non possono interrompere alla frontiera.
Ciò che mi interessa non è soltanto l’esito dei singoli casi, ma la tensione strutturale che li attraversa: il rapporto tra competenza statale sullo stato civile e vincoli derivanti dalla cittadinanza europea, i limiti all’invocazione dell’ordine pubblico nazionale e il problema dell’integrazione asimmetrica, che protegge chi esercita la libertà di circolazione e lascia privo di tutela chi non si muove.
La Convenzione europea dei diritti dell’uomo
Il terzo asse è la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, seguita su due versanti. Il primo è la tutela delle persone vulnerabili nel contesto migratorio, con particolare attenzione ai minori stranieri non accompagnati e all’effettività dei rimedi interni: un tema in cui la distanza tra la garanzia formale e la sua praticabilità concreta si misura in giorni di attesa. Il secondo è il controllo convenzionale sulle misure di prevenzione patrimoniale e sugli standard di legalità sostanziale che le confische senza condanna devono rispettare.
In entrambi i casi la questione di fondo è la stessa: quanto resta del margine di apprezzamento nazionale quando il sindacato di Strasburgo si fa più penetrante, e con quali conseguenze per il rapporto tra ordinamento interno e obblighi convenzionali.
I tre assi non sono compartimenti separati. Il diritto del mare, il diritto dell’Unione e la Convenzione europea si incontrano precisamente là dove il Mediterraneo smette di essere uno spazio giuridico astratto e diventa il luogo in cui persone, navi e frontiere si incrociano.